La libertà di pensiero vale sempre

Copertina della rivista Life sul numero del 30 aprile 1965

L’indignazione ha colpito ancora una volta ieri. Il caso è quello del manifesto affisso su richiesta dell’associazione “Provita” all’interno di uno spazio pubblicitario in via Gregorio VII a Roma. Il manifesto ritraeva un feto di undici settimane con delle descrizioni quali “tutti i tuoi organi erano presenti” e “già ti succhiavi il pollice” e una inequivocabile frase: “e ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”. Lo scopo era chiaramente quello di ribadire la propria contrarietà ad una legge dello Stato, la numero 194 del 1978 che il 22 maggio compirà, per l’appunto quaranta anni. Quel manifesto ieri è stato tolto su ordine del Comune di Roma che più tardi ha provveduto a precisare come “l’associazione era già stata interdetta in passato a causa dell’affissione di simili manifesti, perché in contrasto con le prescrizioni previste al comma 2 dell’art. 12 bis del Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale, che vieta espressamente esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali”.

Mi sono andato a leggere la norma citata e cito testualmente: “È altresì vietata l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, delle abilità fisiche e psichiche.”

Qui non voglio ripercorrere le tappe che hanno portato ad una modifica sociale e poi legislativa dell’Italia ma come si può ritenere lesivo delle libertà individuali, dei diritti civili e politici una manifestazione pubblica, di un libero pensiero, costituzionalmente garantito dall’articolo 21 della Costituzione?

Non vedo alcuna offesa alla libertà di chi legittimamente ha scelto di abortire, si tratta di una immagine facilmente rinvenibile su libri e riviste, la sua oscenità non è superiore a quella che diffusamente incontriamo camminando per le strade delle nostre città.

Questo dubbio, perché di questo si tratta, sorge in me, strenuo sostenitore della Legge 194 ma conscio di quanto sia importante e davvero da rifiutare il restringimento delle libertà, tutte. Nella vicenda in questione si tratta di un’associazione, quindi una formazione sociale che come la denominazione lascia intendere è convintamente contro l’aborto, indi per cui, provocatoriamente mi verrebbe da affermare come essa stessa sia in pericolo e a rischio censura.

Pur non condividendone il pensiero non sono preoccupato di coloro i quali hanno richiesto una simile affissione ma di chi, in difesa di una norma dello Stato, nata per consentire alle donne di abortire evitando rischi per la propria salute oltreché quella del proprio nascituro, lo hanno impedito, dimenticando tutto il resto, Costituzione compresa.