Non un reato di opinione

Oramai ciclicamente siamo investiti dalle polemiche riguardanti la contrapposizione apologia di fascismo-libertà di pensiero/opinione. È una contrapposizione che nel nostro Paese, pieno di contraddizioni, problemi mai risolti e polemiche che non riescono a spegnersi, proprio non riusciamo a superare. Potrei scrivere centinaia di parole per ricordare sentenze e precedenti già affermati, i quali con riferimento alla legge c.d. Scelba (L.  n. 645 del 1952) considerano essa come una protezione “all’integrità dell’ordinamento democratico e costituzionale” (cass. pen. sez. I, 01/04/2014, n. 40629). Ma non è questo il mio intento, almeno in questa occasione. Vorrei sollevare una questione: è da considerare come semplice opinione l’inneggiare ed elogiare chi ha commesso crimini inenarrabili, ha portato l’Italia al disastro e ha vietato alcuna forma di espressione del pensiero, nello scritto e nel parlato?

Se derubrichiamo alla voce “goliardia” ogni singolo episodio di manifestazione del pensiero fascista, e quindi tutto quanto è stato perpetrato in nome di quella ideologia, permetteremo anche che venga riversato nella piazza virtuale più grande al mondo quanto più odio noi possiamo immaginare.

Forze di polizia di tutto il mondo dando la caccia agli autori di post sui social inneggianti alla jihad e alla distruzione dell’Occidente, chiudono domini web e seguono le tracce di gruppi terroristici che effettuano una propaganda terroristica capillare e senza precedenti. Tutto ciò è quindi sbagliato?

In Italia rimaniamo amanti, a tutti i costi, della libertà di pensiero anche se a ciò ne consegue la diffusione, soprattutto tra le nuove generazioni, di rigurgiti antidemocratici, di ricordi sbiaditi e spesso manipolati di una storia che è bene non dimenticare, mai.